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Agricoltura inclusiva e birra prodotta in carcere

A Volterra e Crespina Lorenzana via al progetto formativo FairMenti. Coinvolti anche cinque richiedenti asilo impegnati nella raccolta di pomodori

VOLTERRA — La birra è in preparazione e così il pomodoro per la pizza. Ancora qualche settimana di lavoro e gli ingredienti principali per la cena con menu pizza e birra saranno pronti. Nulla di speciale, se non fosse per le persone e i luoghi che incorniciano questa storia: cinque persone in esecuzione penale, che stanno imparando a produrre birra dentro il carcere di Volterra, e cinque richiedenti asilo, alle prese con la filiera del pomodoro presso l'azienda BioColombini srl.

Si chiama progetto FairMenti ed è nel vivo delle sue attività: promosso e finanziato dalla Regione Toscana con capofila l’Associazione di promozione sociale AGRIcultura sociale – onlus in collaborazione con l’Associazione ARCI – La Staffetta, Arnera Cooperativa sociale onlus, l’azienda agricola BioColombini srl e con il sostegno dell’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) Coldiretti, CIA e di Federsanità – Anci Toscana, questo progetto si rivolge a persone in situazione di svantaggio che possano trovare nell'agricoltura sociale percorsi di inclusione, formazione ed inserimento lavorativo.

Per questo si lavora con impegno ed entusiasmo, su due percorsi distinti ma connessi: nelle terre di BioColombini si coltivano i pomodori, mentre con La Staffetta, a Volterra, si fa la birra. I dieci protagonisti di questo progetto hanno un unico obiettivo formativo e di integrazione che coinvolge sia la filiera orticola che quella brassicola. Circa 15 ore settimanali, con corsi integrati di HACCP e Sicurezza a cura dell’azienda: una preparazione completa al mondo del lavoro che si chiuderà con una festa, in programma per ottobre.

In questi mesi i cinque richiedenti asilo hanno seguito e imparato ogni fase della coltivazione del pomodoro, dal trapianto delle piantine, passando per la legatura e la pulizia dalle erbe infestanti, fino alla raccolta. Dalla teoria alla pratica dunque, ed il tutto attraverso un metodo di produzione rigorosamente biologico.

La Birra al Coriandolo Bio Toscano è invece il punto di arrivo del percorso brassicolo. Il luppolo viene dalla società agricola Versil Green by Oligea, diretta da Elena Giannini, vice presidente di Coldiretti Lucca, che ha messo a disposizione una selezione di cultivar in sinergia con La Staffetta. Il percorso formativo viene svolto all’interno del Carcere di Volterra e coinvolge cinque persone di cui quattro uomini in esecuzione penale e una ragazza che ha già scontato la pena. Le didattica è cominciata a Maggio ed ha visto, nel mese di Settembre, il culmine del progetto formativo nella cotta didattica di birra artigianale della durata di otto ore, dalla macinatura alla successiva fase di ammostamento, bollitura e successivo inoculo del lievito che fermenterà per altri 15 giorni.

In tempo per la cena finale in programma a ottobre, prevista per un centinaio di persone e il cui ricavato andrà al carcere stesso. «L’importanza di fare la birra in carcere da parte dei detenuti è legata alla possibilità di sfruttare queste competenze nel mondo del lavoro sia durante i permessi premio che dopo il fine pena», commenta Matteo Iannone de La Staffetta. «Infatti La Staffetta si impegnerà anche dopo il progetto Fairmenti a includere con progetti ad hoc nei suoi birrifici alcuni dei detenuti che hanno partecipato al progetto».

"È un onore per noi fa parte di questo progetto - commenta Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Pisa -. L'agricoltura sociale da sempre è un obbiettivo della confederazione e della Fondazione Campagna Amica, che l'anno scorso ha dato vita ad una rete di agricoltura sociale che già conta 937 aziende in tutta Italia. L’agricoltura sociale è lo sviluppo più avanzato della multifunzionalità - conclude - che abbiamo fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale e sociale".

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