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​I garibaldini e l'ammiraglio

Jacopo Inghirami

Oltre a due pontefici, artisti, politici e altro, nella grande storia di Volterra ci sono anche personaggi 'che hanno fatto la storia' sui campi di battaglia e per mare

VOLTERRA — Achille Bacci era un alabastraio, il lavoro più tipico nei secoli. E in 33, come lui, andarono volontari sui campi di battaglia garibaldini dell'italico risorgimento. Quattro morirono nel '48 a Curtatone e Montanara - Angiolo Calastri, Ottorino Giannelli, Ottaviano Raspi, Iacopo Ghelardi - gli altri 29 combatterono nel '59 a Solferino e San Martino nella seconda, e stavolta vittoriosa, guerra d'indipendenza dove gli italiani erano alleati con la Francia di Napoleone III. Achille Bacci tornò anche con la medaglia al valore, dopo di che si rimise a fare il lavoro che aveva interrotto. L'alabastraio. 

Ma se in qualche modo si può capire come la Volterra del Mastio, la grande, possente, affascinante fortezza medicea (oggi carcere) possa aver influenzato la gioventù in senso bellico-patriottico, cosa dire e pensare dell'ammiraglio-generale Jacopo Inghirami che nel '600 guidò la flotta dell'Ordine di Santo Stefano nelle battaglie contro tragiche le scorrerie dei pirati arabi. Era il tempo di "mamma li turchi" che terrorizzavano i centri costieri italiani, e non solo, spingendosi anche verso l'interno. Uccidendo non solo i difensori ma anche e spesso vecchi e bambini. E se potevano, portandosi dietro donne destinate agli harem e uomini destinata a remare sulle loro navi.

La sua vittoria più famosa è l'espugnazione dell'algerina città di Bona (in arabo Annaba) mentre la tradizione vuole che quando si trovava a transitare, a portata di vista da Volterra, nella costa toscana del mar tirreno-ligure, faceva esplodere colpi di cannone a salve "per salutare la sua città e il santuario della Madonna di San Sebastiano". 

Anche Gabriele d'Annunzio, innamoratosi di Volterra alla quale dedicò anche un poesia, rimase incantato quando gli raccontarono le gesta del generale di mare Inghirami - cognome volterrano famoso anche per altri motivi, uomini e vicende - mentre per chi vuole innamorarsi della città attraverso il suo popolo dagli etruschi o quasi oggi, c'è un libro da conquistare: "Gente di Volterra", di Daniele Luti, edito due anni fa dalla locale Cassa di Risparmio. Un libro affascinante come Volterra.

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