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​Bube e il vice imperatore d'Etiopia

Ilio Barontini in Etiopia

Se l'episodio più famoso della guerra partigiana è reale soltanto in parte, le guerre di Ilio Barontini sono tutte vere.

VOLTERRA — Senza dubbio l'episodio più famoso della lotta partigiana nel volterrano è quello di Bube narrato da Carlo Cassola e diventato il celebre film "La ragazza di Bube" con Claudia Cardinale. Ma "pare che il romanzo sia imperniato su una vicenda realmente accaduta e che Cassola abbia intervistato i diretti interessati cambiando in parte la storia" (Wikipedia), mentre le guerre di Ilio Barontini sono una realtà che stupisce. Due personaggi - Bube che uccide il figlio del maresciallo e viene condannato a fine guerra, ed Ilio Barontini che le guerre le fa per trent'anni - da non collegare ma che in un certo senso ricordano quella tragica prima metà del secolo scorso con due guerre mondiali, guerre civili, stragi e molto altro ancora da non poter minimamente assimilare alle vicende più recenti o attuali quantomeno dell'Europa. 

Nato a Cecina e volterrano 'd'adozione' per tutta la vita, antifascista emigrante in Europa, Asia e Africa, partigiano nella seconda guerra mondiale, Ilio Barontini, pensate un po', fu insignito del titolo di vice imperatore dal Negus (re dei re) Hailé Selassieé per aver addestrato i rivoluzionari etiopi che nel '36-37 combatterono gli italiani conquistatori nella famosa guerra coloniale. Quella che fece diventare imperatore il re d'Italia Vittorio Emanuele III mentre contro questa guerra di conquista la Società delle Nazioni (l'Onu di allora) proclamò l'embargo commerciale all'Italia - le famose 'inique sanzioni' mussoliniane - anche se Inghilterra, Francia, Belgio eccetera possedevano da secoli grandi colonie non solo in Africa.

Ilio Barontini - inserito da Daniele Luti fra la "Gente di Volterra", papi, artisti, condottieri, filosofi, poeti - cambiava spesso nome, come succedeva e succede per i guerriglieri che combattono conflitti e rivoluzioni, diciamo così', non ufficiali. Combatté anche nella Cina comunista, nella Spagna della guerra civile, in Francia in chiave antinazista e in Italia come partigiano. Epopee che oltre al riconoscimento in Etiopia gli procurarono la medaglia d'onore da parte del generale inglese Alexander che combatté anche in Italia e l'Ordine della Stella Rossa assegnatogli dall'Unione Sovietica. Diventato senatore del Pci, morì poi a Scandicci in un incidente stradale nel 1951. E la sua vita, al di là delle opinioni politiche, è un romanzo da assimilare a quello del Che Guevara.

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