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Piazza Ramelli, Forza Nuova plaude, Anpi protesta

Il consiglio comunale ha deciso di intitolare una piazza a Sergio Ramelli, giovane militante dell'Msi brutalmente assassinato nel 1975

MONTECATINI VAL DI CECINA — Su proposta del consigliere di minoranza Marco Costanzi, il consiglio comunale di Montecatini ha deciso all'unanimità di intitolare una piazza a Sergio Ramelli, militante dell'Msi assassinato a Milano nel 1975. Una decisione, questa, che è stata duramente criticata dall'Anpi e da Potere al Popolo Volterra Valdicecina, mentre da Forza Nuova è arrivato un plauso

"Con grande piacere apprendiamo dalla stampa - ha commentato Augusto Gozzoli, segreterio provinciale di Forza Nuova - che il sindaco di Montecatini Val di Cecina, Sandro Cerri, esponente del PD, ha deciso, con una mozione votata all'unanimità da tutto il consiglio comunale, di intitolare una piazza del suo comune a Sergio Ramelli, giovane militante dell'MSI assassinato nel 1975 a colpi di chiave inglese da un gruppo di militanti antifascisti".

"Stupisce e amareggia la reazione dell'Anpi - ha aggiunto Gozzoli - che perde un'ottima occasione di tacere e chiede addirittura un incontro col sindaco per esprimere contrarietà a questa intitolazione, dimostrando ancora una volta di essere un'associazione faziosa il cui unico scopo è tenere in vita rancori ideologici che dovrebbero essere ormai assopiti.
Intitolare una piazza a Sergio Ramelli non significa semplicemente ricordare un giovane innocente assassinato ma significa aprire una riflessione su una pagina colpevolmente dimenticata della nostra storia recente: quella che racconta il sacrificio di una generazione di giovani che hanno rischiato e spesso perduto la vita per manifestare i propri ideali in un'epoca in cui si diceva che "uccidere un fascista non è reato" (slogan che oggi persino l'Anpi condanna) e in cui gli assassini di sinistra erano sempre tutelati e giustificati da giornalisti, intellettuali, magistrati ed esponenti delle istituzioni. Quando Sergio Ramelli morì, dopo quarantotto giorni di agonia, alcuni consiglieri comunali milanesi applaudirono: oggi il sindaco Sandro Cerri ha cancellato la vergogna di quel giorno. Sarebbe bello che tutti i sindaci della provincia seguissero il suo esempio".

"Ammazzare in tempo di pace è un delitto - ha invece commentato Ascanio Bernardeschi, responsabile locale Anpi -, anche se si ammazza un fascista. Ma non basta essere vittime di un delitto per avere intitolata una via o una piazza. Bisogna aver fatto qualcosa di importante e di positivo. Quanti antifascisti sono stati uccisi dai fascisti, anche a Milano e anche negli anni 70? Vi dice niente il nome di Alberto Brasili, ucciso nello stesso anno da un gruppo di fascisti? Perché non intestare a quest’ultimo la piazza? O a Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (detto Iaio), del Centro sociale Leoncavallo, uccisi a Milano nel 1978 da fascisti. O non ai morti di Reggio Emilia? In un momento in cui la storia viene riscritta di modo che le vittime diventino i carnefici e viceversa, in cui il Ministro dell’Interno flirta con i gruppi neofascisti e diffonde odio razziale e anticomunismo a mani piene, questa iniziativa porta acqua al mulino del revisionismo storico e della ripresa del neofascismo. Altro che pacificazione!"

"La cosa mi sorprende e mi amareggia - ha concluso Bernardeschi - anche perché il Sindaco Cerri finora aveva mostrato di voler difendere i valori della democrazia, della Costituzione e dell'antifascismo. Per questo, a nome dell'Anpi gli ho chiesto un incontro per manifestare la nostra contrarietà all'atto e poter prendere le necessarie nostre determinazioni".

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