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JAZZ CORNER — il Blog di Leonardo Boni

Leonardo Boni

LEONARDO BONI - Un giovane economista, appassionato di basket che nei timeout coltiva un grande interesse per la musica e per il jazz.

The Genius of Ray Charles

RAY CHARLES - THE GENIUS OF RAY CHARLES

Il Genio. è così. Nessuno negli anni '50 poteva minimamente pensare ad una evoluzione del Jazz oltre le architetture classiche dei "quartets" and "quintets". Ray segnava già la proiezione del jazz nel Soul e nell'R&B.

"The Genius Of Ray Charles" è il suo punto più alto nella fase Jazz, e si sente subito che i confini stavano per essere oltrepassati e "What I'd Say" era nell'aria più dell'ossigeno. E' Ray all'alba del suo più grande successo. E' il sorgere di Ray Charles che sancisce il passaggio di consegne dal Jazz all'R&B.

Il suo timbro di voce è quanto di più blues ci si possa aspettare e mixato con l'inconfondibile tocco al piano rende l'arrangiamento soltanto un perfetto corollario, nonostante la cura di Quincy Jones...sì, proprio Quincy, non proprio un pivellino dell'orchestrazione. (Per capirsi, senza Quincy Jones, Michael Jackson non sarebbe uscito con Thriller... e si parla di inizio anni '80).

La scaletta vede grandi classici dell'American Songbook. In quegli anni, giravano sempre le stesse canzoni. Quindi la novità è proprio nell'interpretazione che Ray concede. Viene fuori la voglia di scardinare la convenzionalità e portare le basi Jazz ad un ritmo che farà ondeggiare chiunque.

C'è tanto Count Basie e Duke Ellington nei primi pezzi. Emerge più la coralità rispetto al talento di Ray.

Finchè non irrompe Two Years of Torture, quando l'assolo di pianoforte abbuia il resto della band. Il suo tocco. Al di là degli schemi conosciuti. Forse dovuto al suo modo di ondeggiare. Unico.

E' impressionante la flessibilità con cui spazia dal Jazz al Blues. Sì, perchè il Jazz ce l'hai in testa, come un'ossessione che ti avvolge e ti trascina. Il Blues ce l'hai nel sangue, ti si vede sulla pelle.

Difficilmente è possibile mettere insieme con successo le due nature.

Ma senti "Just For A Thrill" e "You Won't Let Me Go" un momento. Si capisce che c'è qualcosa di speciale. In "You Won't Let me Go", il suo piano è protagonista indiscusso ed incarna appieno il suo stile, preparandosi al cambiamento che segnerà la sua carriera.

Il finale è un brivido. Come Rain or Come Shine è ancora una volta improntata sulla sua voce. Solo chi ha vissuto il blues è in grado di cantarlo come se provenisse dall'anima. Ray l'ha vissuto e ci lascia un assaggio, che riesce a toccare chiunque.

Leonardo Boni

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