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Pittura etrusca tra sacro e profano

Le opere documentate dai ritrovamenti archeologici raccontano la vita quotidiana e la centralità della sfera religiosa presso l’antico popolo

VOLTERRA — Il viaggio attraverso l’arte degli Etruschi implica tutti i luoghi dove si svolgeva la loro vita familiare, civile e religiosa. Dai templi al vasellame, dagli affreschi sepolcrali a quelli presenti negli edifici pubblici, si alternano le tracce di una pittura che unisce profondità dello sguardo analitico all’ingenuità della tecnica. Richiamando elementi della più matura e caratterizzata raffinatezza della produzione greca, elabora un suo percorso creativo e sviluppa un linguaggio connesso a un forte senso del colore. Rosso, azzurro, verde e bruno sono le tonalità più utilizzate in un contesto bidimensionale in cui i soggetti rappresentati, mediante precise linee di contorno, mancano di quello spessore scultoreo che verrà raggiunto, secoli dopo, con l’invenzione della prospettiva. Ma il timbro cromatico si adattò ai due momenti che coinvolsero la produzione artistica dei Rasenna. In una prima fase, infatti, fu centrale la figura umana che venne raffigurata nella dinamica delle azioni quotidiane attraverso la luce e la vivacità delle sfumature. In un secondo periodo (dopo il V secolo), coincidente con la visione del destino dell’anima dopo morte, prevalsero citazioni mitologiche e scene legate ai demoni e all’oltretomba realizzate con nuance di ombre e gradazioni più cupe.

Viola Luti
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