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Cosa dice un volterrano quando dice "Poche penne"

La disavventura di un alabastraio alle origini del celebre modo di dire che, ancora oggi, è diffuso tra gli abitanti della città

VOLTERRA — Con l’espressione “poche penne” a Volterra si allude a mezzi o capacità non sufficienti per realizzare un progetto. Per risalire, però, alle origini di questo motto è necessario fare un salto nel passato e uno nella mitologia. Ma andiamo per gradi.

Gli uomini da sempre hanno cercato di superare i propri limiti e le conoscenze acquisite attraverso l’avventura e la sfida alle convenzione e alle paure. Da Dedalo e Icaro a Ulisse e le colonne d’Ercole, il mito racconta questo dualismo della coscienza umana divisa tra conformismo e innovazione. Situazioni che sono impresse nell’immaginario collettivo fino alla suggestione. È questo il caso di un giovane alabastraio che, nel secolo scorso, volendo provare l’ebrezza del volo, si costruì delle ali per imitare l’ardimentoso Icaro.

Il giorno dell’esperimento, sfidando le leggi gravitazionali, si lanciò da un muretto. Gli arguti e salaci spettatori, commentando il suo atterraggio, individuarono come causa del fallimento la poca quantità di penne: “Poche penne!!!”. Da quel momento il modo di dire decollò, fino a diventare proverbiale in città.

Viola Luti
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